
Limina
Mista, 2026
Esploro le fratture tra forma, colore e memoria per generare visioni che non chiedono di essere osservate, ma attraversate. Le mie opere sono portali emotivi, salti quantici nello spazio-tempo dell'immaginazione.
L’arte è per me il paradosso supremo:
l’apparente contraddizione in cui l’infinitesimo e l’infinito coincidono,
si fondono, si annullano e si generano a vicenda.
È il campo di collisione dove l’informazione, in ogni sua forma —
codice, simbolo, memoria, suono, colore —
si rimescola nel caos della materia visiva,
fino a collassare ogni cosa nel nulla.
Ma proprio da quel collasso, rimbalza un nuovo tutto.
L’arte è movimento puro, trasformazione perpetua,
un flusso inarrestabile dove il significato emerge,
si disancora dal suo guscio,
si solleva dal significante come l’anima che fugge da un corpo:
non perché lo disprezzi, ma perché deve espandersi,
deve esistere oltre.
Ex-sistere: stare fuori, uscire, slanciarsi oltre
i margini del reale, del visibile, del dicibile.
È la fuga dall’immanenza,
la trasgressione dell’equilibrio,
l’atto sacro di portarsi altrove.
Tutto ciò che non genera questo movimento,
che resta immobile, chiuso, rigido…
non è arte.
È materia inorganica, silenziosa, inerte, giacente,
buona solo a fare da sfondo
al brulicare del senso che la abbandona.
Un viaggio visivo tra paradossi, materia e coscienza. Ogni opera è un frammento del mio universo, un punto di contatto tra l'invisibile e ciò che osa esistere.